Due modelli di amministrazione tra liberalismo e fascismo. Burocrazie tradizionali e nuovi apparati


Indice

Premessa

I. L'amministrazione del dopoguerra
   1. Un nuovo modo di amministrare
   2. Liberisti e «dittatori della condotta economica di guerra»  
   3. Verso la «semplificazione»
   4. La riforma dei metodi di lavoro: il dibattito
   5. La riforma dei metodi di lavoro: le esperienze

II. L'amministrazione nei primi anni Venti
   1. L'« epurazione» del 1921
   2. L'ordine fascista negli uffici
   3. La continuità burocratica: il «partito dei ragionieri»
   4. Tra riforme e controriforme: i Lavori pubblici
   5. Tecnocrati e fascisti: le Poste e telegrafi

III. Burocrazia e fascismo
   1. I burocrati in camicia nera?
   2. Vecchio e nuovo nell'amministrazione
   3. Le amministrazioni «industriali»
   4. La riforma della statistica

IV. L'organizzazione scientifica del lavoro
   1 . Taylorismo della scrivania
   2. Tayloristi, tradizionalisti e riforma amministrativa
   3. Il Comitato per la riforma dei metodi di lavoro

V. Le amministrazioni «parallele»
   1. Le prime prove dello Stato azionista
   2. Gli enti pubblici prima e dopo la guerra
   3. Un caso esemplare: gli «istituti di Beneduce»
   4. Gli enti pubblici e il fascismo
   5. Il dibattito giuridico
   6. Le indagini governative e il problema dei controlli
   7. Due modelli di amministrazione

Indice dei nomi


Il volume mette a fuoco i termini e le vicende del conflitto che vide contrapposte, negli anni cruciali della crisi dello Stato liberale, due diverse culture amministrative: quella delle burocrazie tradizionali di formazione giuridica e quella delle professionalità tecniche, progressivamente emarginate dall’apparato statale. Queste ultime confluirono nei grandi enti pubblici economici sorti negli anni Venti e Trenta, costituendo un’amministrazione “parallela” che rappresentava un modo radicalmente nuovo, improntato a criteri di efficienza e produttività, di confrontarsi con la società civile e con gli interessi che la permeavano.